VINI DELLA TOSCANA


TOSCANA-vigna
Nota terra di antica vocazione enologica, considerato che lo sviluppo e la diffusione della coltura della vite si fa risalire agli Etruschi e ai Romani, la Toscana si colloca oggi alla testa delle regioni produttrici che hanno fatto del vino l'ambasciatore dell'Italia nel mondo. Il successo enologico di questa regione è frutto di una serie di fattori. Innanzitutto il territorio, che con l'alternarsi di saliscendi delle colline è una vera gioia per gli occhi e per la mente, sembra fatto apposta per la coltivazione della vite. Si vive qui una varietà paesaggistica e agricola unica al mondo, contenuta ma non compressa fra il Tirreno e gli Appennini. Si aggiunge la piattaforma ampelografica che, se con le varietà autoctone ha dato ottimi risultati, con quelle internazionali ha riscosso meritati successi nel panorama enologico mondiale.

VINI BIANCHI TOSCANA

Vernaccia di San Gimignano


Il vitigno Vernaccia di San Gimignano è presente in Toscana fin dall'antichità. Le sue origini rimangono ignote, anche se alcuni pensano che sia autoctono della zona attuale di maggiore coltivazione, ossia la provincia di Siena: infatti già dal 1276 se ne trova menzione negli archivi comunali di S. Gimignano, ed il vino omonimo era utilizzato per il commercio anche da parte di famiglie patrizie come quella dei Medici.Il suo nome, come per le altre Vernacce, potrebbe provenire dal latino "ver", Primavera, oppure da "vitis vernacula", ossia "di casa", come riportato da Lucio Giunio Moderato Columella nella sua opera "De re rustica". Secondo altri il termine potrebbe essere di derivazione più recente e fatto risalire al vitigno di origine francese Grenache o dal suo sinonimo catalano Garnacha. La Vernaccia di San Gimignano condivide il nome con la Vernaccia di Oristano, ma le due varietà sono assolutamente distinte dal punto di vista ampelografico.

VERNACCIA SAN GIMINIANO

Vernaccia San Giminiano DOCG
LA LASTRA - TOSCANA
Anno 2013
Vernaccia-San-Gim
Vino Bianco

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€11.50

VINI ROSSI TOSCANA

Brunello di Montalcino


Il Brunello di Montalcino è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto in Toscana, nel territorio del comune di Montalcino in provincia di Siena. Il "Brunello di Montalcino" è ottenuto da uve di Sangiovese, un vitigno chiamato tradizionalmente, a Montalcino, "Brunello". Il disciplinare di produzione stabilisce che la produzione massima di uva per ettaro sia inferiore a 80 q.li/ha (circa 52 hl./ha di vino). Regola l'immissione in commercio che avviene il I° gennaio del quinto anno dopo la vendemmia. Durante questo lungo periodo, il vino deve trascorrere almeno due anni in botte di legno e almeno quattro mesi di affinamento in bottiglia. Il periodo di conservazione in bottiglia cresce fino a sei mesi per il tipo riserva che entra in commercio un anno dopo.

L'eleganza e il corpo armonico del vino permettono abbinamenti con piatti molto strutturati e compositi quali le carni rosse, la selvaggina da penna e da pelo, eventualmente accompagnate da funghi e tartufi. Trova abbinamento ottimale anche con piatti della cucina internazionale a base di carni o con salse. Il Brunello è anche vino da abbinamento ottimale con formaggi: tome stagionate e formaggi strutturati. Inoltre, per le sue caratteristiche, è godibile anche quale vino da meditazione. Il vino Brunello di Montalcino deve essere servito in bicchieri dalla forma ampia, al fine di poterne cogliere l'aroma composito ed armonioso. Dovrà essere servito ad una temperatura di circa 18 °C - 20 °C.

Nobile di Montepulciano

Zona di produzione: comune di Montepulciano, tranne la parte bassa della Val di Chiana. I terreni sono di origine pliocenica ad un' altitudine compresa fra i 250 e i 580 metri s.l.m.. La storia di Montepulciano (di origini etrusche) è da sempre intimamente legata alla fama delle sue vigne e del suo vino. Fin dalle sue origini remotissime Montepulciano fonde con il vino la sua storia come testimonia una kylix (tazza da vino) rinvenuta nel 1868, insieme a numerosi oggetti in bronzo in una tomba etrusca nei pressi di Montepulciano.

Chianti Classico


Presente con una percentuale che da un minimo dell’80% può giungere fino al 100%, il Sangiovese è la vera anima del Chianti Classico. Si tratti di terreno o di clima, il Sangiovese è un’uva molto sensibile ai fattori esterni ed è davvero difficile individuare un altro vitigno che sappia così bene interpretare le caratteristiche di un suolo e modificare i propri profumi a seconda del terreno in cui nasce. Così, un bouquet floreale rimanda alle arenarie, l’aroma di frutti di bosco al calcare e il profumo di tabacco fresco al tufo, ma sempre, quale che sia la zona di origine, si deve ritrovare quel sentore di viola mammola che lo stesso disciplinare di produzione individua come elemento caratterizzante e specifico del Chianti Classico.
Nei primi anni di vita, il Chianti Classico è profumato, fruttato, rotondo e presenta un colore rubino brillante. Ma il Sangiovese è un’uva da medio-lungo invecchiamento e, se utilizzato in percentuale molto elevata o in purezza come è previsto per il Chianti Classico, può dare vita a prodotti di grande corpo e notevole complessità, capaci di affrontare non pochi anni di invecchiamento. Naturalmente, a stabilire la qualità finale del prodotto concorrono vari fattori: è di grande importanza l’andamento stagionale, che nelle annate migliori garantisce una maturazione perfetta e omogenea delle uve, ma anche il lavoro dell’uomo in vigna, sia durante le fasi colturali che in vendemmia.
Dell’intera produzione di Chianti Classico, un 20% circa viene oggi destinato alla Riserva, vino dal colore rosso cupo tendente al granato, dal profumo di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla struttura importante, elegante e vellutato. Le uve migliori vengono destinate alla Riserva fin dalla vendemmia e le loro proprietà si arricchiscono quando conoscono i legni. Un tempo si utilizzavano grandi botti in castagno o rovere, oggi si preferisce ricorrere a contenitori di rovere di più modeste dimensioni, che accelerano i processi evolutivi e permettono maggiori cessioni dei loro aromi nel prodotto. Il vino soggiorna nel legno per un periodo più o meno lungo a seconda delle dimensioni della botte, poi affronta l’ultimo passaggio prima di entrare sul mercato, l’affinamento in bottiglia.

Canaiolo Nero


Il vitigno Canaiolo Nero è diffuso soprattutto nell'Italia centrale, utilizzato nella produzione di diversi vini DOC e DOCG. In particolare viene utilizzato per conferire morbidezza al Chianti, affiancandolo al Sangiovese. Oltre che nel Chianti, il canaiolo viene utilizzato, quasi esclusivamente in assemblaggio, anche per diversi vini dell'area del centro Italia.

Morellino di Scansano


Zona di produzione: la fascia collinare della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna, che include l'intero territorio amministrativo del comune di Scansano e parte dei territori comunali di Manciano, Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna, nella provincia di Grosseto. La "storia" del Morellino è legata a quella delle colline nell'entroterra della Maremma che si prestano da sempre alla coltivazione della vite. La tutela dell'ambiente risale alla civiltà degli Etruschi e arriva ai giorni nostri con tradizioni forti e intatte. Con una piovosità costante e concentrata soprattutto nel periodo autunno-primaverile, con le colline che lasciano filtrare il tepore delle brezze marine accompagnate dal sole all'interno delle valli comprese tra l'Ombrone e l'Albegna, le condizioni per la maturazione delle uve sono le migliori. L’antica origine del vino di Scansano è comprovata da documenti storici del XII secolo, che lo citano per “eccelsa bontà”. Nel 1812, erano prodotti nella zona di Scansano, ben 5.540 hl di vino di cui una parte classificata di “qualità superiore”.

POGGIO ALL'ORO

Brunello di Montalcino Riserva D.O.C.G.
CASTELLO BANFI - TOSCANA
Anno 2006
POGGIO ALL'ORO
Vino Rosso

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€135.00

NOBILE DI MONTEPULCIANO

Nobile di Montepulciano D.O.C.G.
IL CONVENTINO - TOSCANA
Anno 2010
Nobile di Montepulciano
Vino Rosso

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€20.00

CHIANTI COLLI SENESI

Chianti Colli Senesi D.O.C.G.
LA LASTRA - TOSCANA
Anno 2013
CHIANTI COLLI SENESI
Vino Rosso

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€12.00

PROVENZANO

Canaiolo I.G.T.
MARCIANO - TOSCANA
Anno 2012
PROVENZANO
Vino Rosso

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€12.50

VERMENTINO-NERO

Vermentino Nero I.g.t.
CIMA - TOSCANA
Anno 2012
VERMENTINO-NERO
Vino Rosso

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€26.00

FOGLIA PUNTA

Pugnitello I.G.T.
DALLE NOSTRE MANI - TOSCANA
Anno 2012
FOGLIA PUNTA
Vino Rosso

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DA UVA BIOLOGICA
€12.00

MORELLINO DI SCANSANO

Morellino di Scansano DOCG
MORISFARMS - TOSCANA
Anno 2013
MORELLINO-MORIS
Vino Rosso

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€12.00
castello-banfi



Castello Banfi



La posizione strategica tra Siena e Grosseto ed i fertili terreni che da sempre lo circondano hanno fatto del Castello di Poggio alle Mura una proprietà ambita e contesa a lungo nei secoli.
Il complesso si sviluppa perlopiù tra il IX ed il XIII secolo ma la sua origine è certamente anteriore.
Alcuni sotterranei scavati nel tufo tuttora visibili oltre ad alcune urne di pietra e vasi in ceramica ritrovati durante l’ultimo restauro fanno presumere, infatti, l’esistenza di un insediamento già in epoca Etrusca.
I “conci” – pietre bianche tipicamente utilizzate nella costruzione di archi Romani – oggi inseriti nell’arco di ingresso sembrano, invece, testimoniare una successiva trasformazione in Villa Romana.
La prima citazione ufficiale è del 1318, anno in cui Poggio alle Mura appare all’interno del catasto descrittivo dell’epoca – la “Tavola delle possessioni”– come inserito amministrativamente nella curia di Camigliano ed appartenente agli eredi di messer Mino di Neri dei Ranuccini. In seguito, con il passaggio dalla famiglia Raunuccini a quella Colombini, la tenuta passa dallo stadio di insediamento aperto a quello di centro aziendale fortificato (palatium seu fortelitia).
E’ la storia dei Conti Placidi, però, che più di tutte si lega a quella del Castello. Questa famiglia di nobili senesi con importanti incarichi di governo nella città, ne entra in possesso nel del Quattrocento quale ricompensa per essersi distinta durante le guerre della Repubblica di Siena contro Firenze.La proprietà viene loro successivamente ed in due occasioni confiscata dalla stessa Repubblica ed affidata allo “Spedale di Santa Maria della Scala”: nel 1483, con la cacciata dei Noveschi - il partito sostenuto dai Placidi - e nel 1487 – quando i Placidi vengono dichiarati ribelli. Nel 1529 i Conti riprendono però possesso del Castello e da allora governano indisturbati fino al 1959, anno in cui Poggio alle Mura viene acquistata dal Signor Mastropaolo, un imprenditore Italiano che aveva fatto la sua fortuna in Sud America.
L’ultimo passaggio di proprietà avviene, infine, nel 1983, quando il Castello, in pessime condizioni a causa dei danni subiti nel della II Guerra Mondiale, entra a far parte dell’azienda vitivinicola Banfi. Saranno i lavori di restauro voluti dalla famiglia Mariani – proprietaria dell’azienda - ed iniziati subito dopo l’acquisto a riportarlo agli antichi splendori.
Attualmente il fortilizio si presenta con un impianto piuttosto vario dovuto alle sovrapposizioni storico-architettoniche. Ha uno schema compatto a pianta quadrata e due cortili interni con una torre merlata, utilizzata come torre di avvistamento verso il fianco nord. Sul lato opposto, invece, è la cosiddetta torre di “arroccamento” dove era collocata una scala che poteva essere ritirata in caso di assedio. All’esterno si trova una rampa di accesso poggiata su archi. Di particolare interesse sono il cortile quattrocentesco, con basse arcate su pilastri ottagonali ed all’esterno la villa del XVI secolo e la rara ed antica ghiaccera con la caratteristica forma a tumulo. Da notare, inoltre, la lastra di marmo sul portale di ingresso che riporta le notazioni sugli interventi al cortile effettuati nel 1654. All’interno del Castello è aperto dal 1992 il “Museo della Bottiglia e del Vetro”, dedicato a John F.Mariani, fondatore dell’Azienda Banfi, dove si può ammirare una ricca collezione di oggetti in vetro e dove si ripercorre l’intera storia della bottiglia.


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